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La resa media italiana al frantoio è salita dall'11,33% al 12,25% in dieci giorni. I dati regione per regione, con la data di ogni rilevazione, e cosa raccontano davvero sulla tua pianta.
par Gardenmac 8 min de lecture
Fino a due settimane fa, sulla campagna 2026 c'erano soltanto previsioni. Adesso ci sono i primi numeri veri: quelli che i frantoi scrivono nel registro telematico ogni volta che scaricano una partita di olive. Sono numeri parziali — ha molito una minoranza degli impianti — ma hanno un pregio che le stime non hanno: esistono.
Li abbiamo messi in fila regione per regione, con la data a cui si riferiscono, perché una resa letta senza la sua data non vale niente: la stessa pianta, a tre settimane di distanza, dà due numeri diversi.
Al 5 ottobre in Italia erano state molite 9.809 tonnellate di olive, che hanno dato 1.111 tonnellate di olio: resa media nazionale 11,33%.
Dieci giorni dopo, a metà ottobre, le olive molite erano già 66.679 tonnellate per 8.166 tonnellate di olio, con la resa media salita al 12,25%.
Sono quasi sette volte le olive in dieci giorni, ed è normale: la campagna parte piano con le raccolte anticipate e poi esplode. Quello che conta di più è il secondo numero. La resa media è salita di quasi un punto in dieci giorni, ed è il segnale che l'invaiatura sta facendo il suo lavoro: più le drupe virano, più olio c'è dentro.
Questa è la fotografia di inizio mese, la più completa che ci sia perché copre tutte le regioni che avevano già molito qualcosa.
| Regione | Olive molite (t) | Olio (t) | Resa |
|---|---|---|---|
| Liguria | 85 | 12 | 14,12% |
| Calabria | 998 | 138 | 13,83% |
| Puglia | 768 | 99 | 12,89% |
| Molise | 55 | 7 | 12,73% |
| Sicilia | 2.997 | 358 | 11,94% |
| Campania | 297 | 34 | 11,45% |
| Abruzzo | 1.202 | 130 | 10,82% |
| Toscana | 1.436 | 151 | 10,52% |
| Sardegna | 40 | 4 | 10,00% |
| Marche | 409 | 40 | 9,78% |
| Umbria | 127 | 12 | 9,45% |
| Emilia-Romagna | 119 | 11 | 9,24% |
| Lazio | 1.232 | 110 | 8,93% |
Veneto (36 t), Piemonte (4 t) e Friuli-Venezia Giulia (3 t) avevano conferito quantità troppo piccole per leggerne una resa. Non è un crollo: è che al Nord, a inizio ottobre, non si raccoglie ancora.
La riga che salta all'occhio è la Liguria, oltre il 14% già ai primi di ottobre, e dieci giorni dopo sopra il 16%. È la taggiasca, una cultivar piccola e grassa, raccolta tardi su piante che l'acqua l'hanno vista poco. Sul fronte opposto il Lazio sotto il 9%, che a inizio ottobre significa una cosa sola: hanno molito presto, con olive ancora verdi.
Dieci giorni dopo le posizioni si erano rimescolate, e non per magia: è entrato nel conto chi ha raccolto dopo.
| Regione | Olive molite (t) | Olio (t) | Resa |
|---|---|---|---|
| Liguria | 1.219 | — | 16,82% |
| Puglia | 4.148 | 617 | 14,87% |
| Calabria | 5.665 | 831 | 14,67% |
| Sicilia | 13.192 | 1.660 | 12,58% |
| Abruzzo | 10.253 | 1.215 | 11,85% |
| Toscana | 13.474 | 1.578 | 11,71% |
La Puglia passa dal 12,89% al 14,87% in dieci giorni. La Toscana, che a inizio mese era la penultima della classifica con il 10,52%, risale al 11,71% ed è la regione che ha lavorato più olive di tutte. Sicilia e Toscana da sole fanno quasi un quarto delle olive molite in Italia.
Il punto da portare a casa non è la classifica, è il movimento. Chiunque abbia guardato la resa del vicino a inizio ottobre e si sia spaventato, stava confrontando la sua pianta con una fotografia scattata troppo presto.
Il 15 ottobre, a Firenze, il presidente del Consorzio di tutela dell'olio extravergine Toscano IGP Fabrizio Filippi ha dato una previsione di produzione dal 35 al 40% sopra la media degli ultimi dieci anni, con rese «mediamente intorno al 12%». Parole sue: «Quest'anno ci sono tutti gli indizi per una stagione molto positiva sia dal punto di vista della quantità sia della qualità. Le olive sono sane e belle e le rese soddisfacenti». Il merito, dice, è dell'estate secca: con quelle temperature la mosca non si è riprodotta e gli interventi in campo sono stati pochissimi.
Qui la media nazionale non dice niente. Secondo le rilevazioni di Coldiretti Puglia la produzione cala del 40% nel Foggiano e nel Tarantino, oltre il 40% nel Brindisino, del 30% sul Gargano e del 20% fra Bari e la BAT. Il Salento invece fa +60%: sono le cultivar resistenti alla Xylella, piantate dopo il disastro, che entrano adesso in piena produzione.
Quindi una Puglia che perde quasi mezzo raccolto a nord e ne guadagna metà a sud, con una resa al frantoio che intanto è fra le più alte d'Italia. Meno olive, ma più grasse.
I frantoi siciliani sono stati fra i primi ad accendere, a settembre, con le Moresche raccolte in anticipo per il fruttato intenso; poi sono arrivate Tonda Iblea, Nocellara Etnea, Verdese e Biancolilla. Le prime rese si fermavano al 10-11%, e la differenza non la faceva la cultivar ma l'acqua: negli oliveti irrigui frutti pieni, in quelli in asciutto drupe avvizzite. Di mosca, con quelle temperature, nessuna traccia.
Da noi al 5 ottobre erano state molite 55 tonnellate con una resa del 12,73%, sopra la media nazionale. Numeri piccoli, campagna appena iniziata.
Il 16 ottobre, però, nel basso Molise — San Martino in Pensilis, Guglionesi, Larino, Portocannone — il blocco degli autotrasportatori contro il caro gasolio ha messo in difficoltà i frantoi: senza il ritiro della sansa, un impianto dopo un paio di giorni si ferma. Luigi Tulipano, che ha uno dei frantoi di Guglionesi, ha detto a Primonumero: «Per il momento stiamo lavorando, ma non so che cosa potrebbe accadere nelle prossime ore». Il gasolio, nel frattempo, è passato da circa 1,30 euro al litro dell'anno scorso a 1,90-2,20.
Queste medie regionali sommano migliaia di partite diverse. La tua resa la decidono quattro cose, e tre le governi tu.
Noi non moliamo: ripariamo gli attrezzi di chi raccoglie, e in questi giorni il laboratorio racconta la stessa cosa delle tabelle. Si è cominciato prima. Il caldo ha anticipato la maturazione di due o tre settimane in mezza Italia, e chi aveva programmato la revisione dell'abbacchiatore «per fine ottobre» si è trovato in campo con un attrezzo che non aveva mai acceso.
La seconda cosa è che una resa alta non salva una raccolta lenta. Se le olive stanno tre giorni nei sacchi perché la squadra non ce la fa a chiudere il campo, quel punto e mezzo di resa in più lo restituisci in acidità. La velocità di raccolta, quest'anno, vale quanto il momento giusto.
Se sei nel mezzo e qualcosa si è rotto, i nostri tecnici rispondono al telefono e su WhatsApp tutti i giorni: una diagnosi a distanza evita quasi sempre di spedire l'attrezzo.
Fonti dei dati: registro telematico oleario, elaborazioni pubblicate da Teatro Naturale (12 ottobre 2026, dati al 5 ottobre) e l'OlivoNews (16 ottobre 2026, dati a metà ottobre); ANSA, 15 ottobre 2026, per il Consorzio Toscano IGP; rilevazioni Coldiretti Puglia; Primonumero, 16 ottobre 2026, per il basso Molise. Le testimonianze dei frantoiani sono riportate come tali e non come dato statistico.
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