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Meno olio e prezzi a metà: i numeri con cui parte la raccolta 2026

La produzione italiana scende di circa il 20%, ma nei magazzini ci sono 233 mila tonnellate di olio e all'origine l'extravergine vale il 46,7% in meno di un anno fa. Cosa dicono ISMEA, ICQRF, Federolio e Coldiretti, zona per zona — e quali sono le due leve rimaste a chi raccoglie.

di Gardenmac 7 min di lettura

Campagna olearia 2026/2027: i quattro numeri con cui si apre la raccolta delle olive in Italia

La raccolta è cominciata, e in qualche zona va avanti da tre settimane: il caldo ha anticipato la maturazione e i primi frantoi della Sicilia sud-orientale hanno acceso i motori ai primi di settembre, invece del consueto 1° ottobre. È il momento giusto per guardare i numeri dell'annata, perché quest'anno dicono una cosa che a prima vista non torna: si raccoglie meno olio, e l'olio vale molto meno.

Di solito le due cose vanno in direzioni opposte — meno prodotto, prezzo che tiene. Quest'anno no. Capire il perché cambia il modo in cui conviene affrontare le prossime sei settimane.

Campagna olearia 2026/2027: i quattro numeri con cui si apre la raccolta delle olive in Italia
I quattro numeri pubblicati fra il 2 settembre e il 1° ottobre 2026. Tre su quattro remano contro chi raccoglie; il quarto è l'unica buona notizia, ed è quella su cui si può lavorare.

Quanto olio farà l'Italia

L'annata appena chiusa era stata buona: 325.000 tonnellate, il 31% in più dell'anno prima, secondo ISMEA. La 2026/2027 è invece un'annata di scarica, la fase bassa dell'alternanza naturale dell'olivo: Federolio stima un calo del 20%, cioè intorno alle 260.000 tonnellate. Negli ultimi sei anni la produzione italiana ha oscillato fra circa 241.000 e 329.000 tonnellate: non è un crollo, è il respiro dell'olivo.

Sulla qualità il giudizio è opposto e unanime. Il presidente di Federolio, Tullio Forcella, parla di condizioni agronomiche che fanno prevedere «una campagna molto buona»; Coldiretti segnala pochissima mosca, favorita paradossalmente proprio dal caldo. Meno olive, ma sane.

Le zone più colpite sono Sicilia, Calabria meridionale e Puglia; vanno meglio Campania e Calabria settentrionale.

Zona per zona: la media nazionale non descrive nessun oliveto

Variazione attesa della produzione di olive zona per zona: Lecce e Abruzzo in crescita, province pugliesi in calo
Fra il Salento e il Tavoliere ci sono cento punti percentuali di differenza, nella stessa regione e nella stessa annata.

Il 18 settembre Coldiretti Puglia ha fotografato una regione spaccata in due: Foggia e Taranto a −40%, Brindisi oltre il −40%, Gargano −30%, Bari e BAT −20%. E in mezzo a questi numeri, uno che va nella direzione opposta: Lecce e il Salento a +60%, grazie ai nuovi impianti resistenti messi a dimora dopo la Xylella. Dove si è ripiantato, si torna a raccogliere.

Fuori dalla Puglia il quadro cambia ancora. In Abruzzo si attende un +30% sul 2025 (quando si erano fatte circa 9.000 tonnellate), su una regione che conta 42.000 ettari, oltre 8 milioni di piante e 293 frantoi attivi.

È il motivo per cui il «−20% nazionale» non va usato per decidere nulla: serve a capire il mercato, non il tuo oliveto. Il dato che conta è quello della tua zona, e soprattutto quello del tuo campo.

Le prime rese, e il caldo che inganna

Dove si è già molito, le rese sono intorno al 10-11%: è il dato dei grandi frantoi della Sicilia sud-orientale, i primi a partire. Per riferimento, la resa in frantoio in Italia oscilla normalmente fra il 12 e il 18% a seconda di cultivar, zona, annata e stadio di maturazione. Siamo quindi sulla parte bassa, ed è coerente con un avvio molto precoce.

Qui sta la trappola dell'annata: il caldo anticipa il colore, non l'accumulo di olio. Un'oliva che invaia per stress idrico non è un'oliva matura, e chi raccoglie guardando solo la buccia rischia di molire frutto che l'olio non ce l'ha ancora. Nei campi non irrigui si segnala già disidratazione; dove c'è irrigazione i risultati all'assaggio sono buoni. Il modo serio per decidere resta l'indice di maturazione: l'abbiamo spiegato, con la scala e la finestra, in quando raccogliere le olive per un vero extra vergine.

La buona notizia è la sanità del frutto: nelle zone calde della mosca non c'è traccia, e le notti scese sotto i 23 °C hanno ridotto lo stress termico durante raccolta e lavorazione.

Perché il prezzo scende mentre la produzione cala

Produzione di olio in calo e giacenze in magazzino in aumento: il confronto fra le due annate
Due serie diverse, stesso effetto: si produce meno e contemporaneamente c'è molto più olio fermo in magazzino.

La risposta sta nei magazzini. Al 31 luglio 2026 l'ICQRF contava 233.377 tonnellate di olio giacente in Italia, il 43,9% in più dell'anno prima; l'extravergine italiano da solo è passato da 45.200 a 108.299 tonnellate, più del doppio. In Puglia si trova il 31,5% di tutto lo stock nazionale.

A questo si aggiunge l'Europa. La Commissione europea, a luglio, dava l'Unione a poco meno di 2,1 milioni di tonnellate per la 2025/26 — di cui 1,3 milioni della sola Spagna — e prevedeva per la 2026/27 una campagna più abbondante, grazie al clima favorevole in fioritura e all'acqua disponibile. Il prezzo europeo dell'extravergine era intanto sceso da 457 euro per 100 kg di dicembre 2025 a 397 euro a inizio giugno.

Quotazioni all'origine dell'olio extravergine per piazza italiana, a confronto con Grecia e Spagna
L'olio italiano resta il più caro, ma il confronto con Spagna e Grecia dice dove si forma il prezzo.

Sulle piazze italiane, al 22 settembre, ISMEA rilevava 6,70 €/kg a Palermo e Trapani, 4,60 a Brindisi, Lecce e Taranto, 4,55 a Bari, 4,45 a Foggia. La media nazionale all'origine di luglio era 5,12 €/kg: il 46,7% in meno di luglio 2025. All'estero, a inizio agosto, l'Andalusia stava a 3,30-3,65 €/kg e la Grecia a 3,70-4,10.

Per le olive non esiste ancora una quotazione nazionale consolidata; i valori di riferimento circolati a fine settembre parlano di 0,48-0,60 €/kg per la Coratina in Puglia e di 0,41-0,52 €/kg fra Calabria e Basilicata. Al consumo, Coldiretti prevede che quest'anno lo scaffale non superi i 12 euro al litro, contro i 13-14 del 2025 e i 15 del 2024.

La conclusione è scomoda ma va detta chiaramente: il prezzo del tuo olio non lo fa la tua raccolta. Lo fanno le scorte europee e il raccolto spagnolo. Su quello non puoi intervenire.

Cosa resta in mano a chi raccoglie

Se il prezzo è dato e la quantità è quella che è, restano due leve, e sono entrambe dentro il tuo campo.

  • Il costo per pianta. In un'annata di scarica le piante da battere sono le stesse, le giornate di lavoro pure, ma i chili che scendono sono meno: il costo di raccolta per chilo sale da solo. L'unico modo di difendersi è chiudere la giornata con meno ore e meno persone a parità di piante — cioè la parte che si decide con il metodo e con l'organizzazione, non con il mercato.
  • La qualità. Quest'anno è l'occasione buona e capita di rado: frutto sano, pochissima mosca, giudizio unanime sulla qualità attesa. Un extra vergine con numeri veri — acidità bassa, polifenoli alti — è l'unica cosa che separa il tuo olio dallo sfuso a 4,55 €/kg. Qui si gioca la differenza fra vendere una partita e vendere una bottiglia.

Le due leve si tirano nello stesso punto: raccogliere nella finestra giusta e portare le olive al frantoio entro 24 ore. Sul primo punto, la scala di maturazione sta nell'articolo sui quattro numeri dell'extra vergine; sul secondo, la preparazione del campo e della squadra è tutta in la lista di controllo delle tre settimane prima. Se invece devi ancora decidere come regolare l'attrezzo sulla tua varietà, le differenze fra cultivar — e quali si staccano a fatica — sono nella guida alle cultivar italiane da nord a sud.

Una nota pratica su questa annata precoce: con il frutto che arriva in anticipo e disomogeneo, la regolazione conta più del solito. Sulle varietà che si staccano facilmente una battuta troppo energica porta via foglie e rametti dell'anno — cioè il raccolto del 2027 — mentre sulle tenaci una troppo blanda lascia metà pianta e allunga la giornata. I nostri Falco EVO 42 ed EVO 42 ULTRA hanno per questo un selettore a tre velocità.

Le fonti

  • ISMEA — produzione 2025/26 (325.000 t, +31%), quotazioni all'origine per piazza al 22 settembre 2026 e media nazionale di luglio 2026; struttura del comparto (oltre 1 milione di ettari, circa 620.000 aziende, più di 4.200 frantoi, 51 indicazioni geografiche).
  • ICQRF — giacenze dichiarate al 31 luglio 2026: 233.377 t totali, 108.299 t di extravergine italiano.
  • Federolio — stima di produzione 2026/2027 (−20%) e giudizio sulla qualità, 16 settembre 2026.
  • Coldiretti Puglia — previsioni provincia per provincia, 18 settembre 2026; Coldiretti Abruzzo — 1° ottobre 2026.
  • l'OlivoNews — avvio dei frantoi e prime rese in Sicilia sud-orientale.
  • Commissione europea — bilancio UE 2025/26 e prospettive 2026/27, 8 luglio 2026.

I numeri di questa pagina sono fermi al 10 ottobre 2026: la campagna è appena partita e le stime verranno riviste strada facendo. Se vuoi un parere sulla regolazione dell'attrezzo per la tua varietà, chiamaci prima di cominciare: 0865 860247, risponde un tecnico.

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